sabato 14 marzo 2020

ANTROPOLOGIA

I MEDIA E LA NUOVA COMUNICAZIONE GLOBALE

nuovi mezzi di comunicazione di massa presentano moltissimi vantaggi però se non vengono usati con professionalità e senso di responsabilità possono comportare conseguenze sconvenienti. Oggi la comunicazione di massa passa in gran parte attraverso i mass media, i mezzi di comunicazione di massa che servono per trasmettere in modo impersonale informazioni a un largo pubblico. Inizialmente questi mezzi erano i libri le cui tirature sono divenute consistenti solo a partire da metà ottocento.È con la diffusione dei libri ma soprattutto con la diffusione dei giornali che la cultura cominciò ad avere dimensioni popolari. Il primo mezzo fu il “feuilleton”un’appendice dei giornali che diffondeva storie. La televisione ha oggi un ruolo prevalente nella diffusione dei messaggi di massa, delle mode, dei comportamenti di consumo. I media hanno trasformato il concetto di massa sopprimendo in parte le aggregazioni fisiche di folla, ma riuscendo a scatenare reazioni psicologiche simili.



ANTROPOLOGIA

LA SCRITTURA

La storia della scrittura è la progressiva separazione del disegno dal segno. Lentamente, partendo dalla rappresentazione degli oggetti come in una pittura (pittogrammi), alla rappresentazione stilizzata di oggetti ed idee (ideogrammi) l’uomo ha creato segni sempre più astratti, fino all’alfabeto. Attraverso l’alfabeto la scrittura è diventata astratta, si è liberata da qualunque riferimento alla realtà o dal riferimento ai suoni concreti delle sillabe. Questa è la massima evoluzione. Quando i Fenici hanno inventato l’alfabeto a cui i Greci hanno aggiunto le vocali, la scrittura è diventata uno strumento che tutti potevano utilizzare. I segni dell’alfabeto sono pochi ed esprimono suoni di per sé non pronunciabili. Solo la loro combinazione crea la parola. Pochi segni sono sufficienti ad esprimere tutte le parole, concrete ed astratte. Così la casta degli scribi e dei sacerdoti ha perso gran parte del suo potere. L’alfabeto è diventato uno strumento che consente a tutti con fatica, ma con una fatica infinitamente minore, di imparare a leggere e a scrivere.


ANTROPOLOGIA

L'ORALITA'

Molte società cui l’antropologia ha rivolto la propria attenzione, pur non ignorando affatto forme grafiche di comunicazione, sono caratterizzate dalla trasmissione in forma orale della loro cultura. In tali società la trasmissione del sapere e lo stesso uso sociale quotidiano della parola assumono forme precise, lontane da quelle proprie di culture in cui hanno maggior rilievo forme di comunicazione scritta. In tutte le società dominate dall’orolaità esistono specialisti della parola (per es., gli sciamani di molte società indigene d’America, o, nelle società polinesiane e in alcune dell’Africa occidentale, coloro a cui è demandato il compito di comunicare), individui che conoscono le formule retoriche appropriate attraverso le quali narrare eventi o descrivere situazioni significative per il gruppo.
Il sapere orale è un sapere manipolabile, fluido, legato, oltre che alle capacità individuali, alla concreta interazione sociale. Nelle culture orali si pone particolare attenzione ai contesti sociali nei quali si svolge l’interazione linguistica e a una loro definizione. Esistono pertanto anche contesti più formali (riunioni politiche, sedute giuridiche, eventi rituali ecc.).
Di particolare importanza, infine, l’attenzione con la quale alcuni popoli hanno elaborato riflessioni specifiche sulla parola e sull’oralità, inserendo questa dimensione dell’interazione sociale in un complesso sistema di credenze rituali e religiose.


lunedì 9 marzo 2020

PSICOLOGIA

IL SE' E L'AMBIENTE

In psicologia sociale per  si intende la conoscenza di  che l’individuo elabora nel corso della vita.Così come viene inteso dalla psicologia sociale il sé non è una persona nella persona, si forma principalmente con le esperienze della vita sociale e la sua abilità è un artefatto; è il risultato dell’equilibrio tra operazioni di cambiamento e di conservazione.
Concetto di sé, autostima, identità e immagini di sé sono tipi diversi di sé concettuali.
Il concetto di sé è una specie di autoritratto che utilizziamo non solo al momento di dire chi siamo, ma anche capire le esperienze che facciamo e come guida del comportamento.
Utilizziamo abitualmente il concetto di sé operativo, cioè la parte di concetto di sé in quel momento attivata.
Il concetto di sé è multidimensionale, fatto cioè di autoritratti specifici per i singoli contesti di vita, accanto a un autoritratto di valore generale.
Diversamente dal concetto di sé l’autostima è valutativa, non semplicemente descrittiva.
Ci valutiamo sia per sapere di quali prestazioni siamo capaci, sia per rafforzare il nostro senso del valore, due finalità facilmente in conflitto.


PSICOLOGIA

LA PSICOLOGIA DELLE FOLLE 

La psicologia delle folle fu pubblicato per la prima volta da Gustave Le Bon, ed ebbe riconoscimenti da alcuni importanti sociologi e psicologi del tempo, tra cui Sigmund Freud. 
Le Bon spega che la società democratica liberale si è fortemente legata all’opinione pubblica ed è per questo che risulta essenziale comprendere la volubilità delle masse ed analizzare l’attività psichica dell’inconscio all’interno delle folle.
Le Bon illustra come una folla si definisce “psicologica” e non è un insieme casuale di persone, ma un’assemblea di individui presenti in un determinato luogo per un obiettivo comune.
Queste sono le folle organizzate, cioè quelle che si aspettano qualcosa da ciò per cui si sono mosse.
Le Bon insiste molto nella sua opera a mostrare come l’individuo inserito in una folla organizzata perde la personalità cosciente, i sentimenti e le idee si orientano lungo una sola direzione, formando così una sorta di anima collettiva. L’anima della folla è formata da un substrato inconscio che accomuna tutti gli individui di una stessa razza o cultura, ma nell’anima collettiva le loro individualità si annullano. L’eterogeneo si dissolve nell’omogeneo e i caratteri inconsci predominano.


PSICOLOGIA

LA PSICOLOGIA SOCIALE 

La psicologia sociale può essere definita come lo studio dell’interazione degli esseri umani, soprattutto in gruppi e situazioni sociali, e mette in rilievo l’influenza delle situazioni sociali sulla condotta umana. Più nello specifico, la psicologia sociale si focalizza sullo studio scientifico di come i pensieri, i sentimenti e i comportamenti delle persone subiscano l’influenza della presenza reale, immaginaria o implicita di altre persone.
Cosa studia la psicologia sociale?La psicologia sociale ha l’obiettivo di studiare le relazioni sociali. Si afferma esistano processi psicologici sociali che si differenziano dai quelli individuali. La psicologia sociale cerca di comprendere i comportamenti dei gruppi, oltre ai modi in cui ogni persona reagisce e pensa in ambito sociale.
La psicologia sociale, quindi, studia il comportamento delle persone a livello di gruppo. Cerca di descrivere e spiegare i comportamenti umani. Essa stabilisce delle teorie sui comportamenti umani che servano a prevedere le condotte prima che si verifichino per poter, così, intervenire. Conoscendo i fattori che promuovono certe condotte, è possibile intervenire su essi e, di conseguenza, cambiarne i comportamenti finali.

giovedì 5 marzo 2020

SOCIOLOGIA

APARTHEID 

Il termine apartheid venne adoperato nella Repubblica Sudafricana per indicare la separazione all'interno del paese tra bianchi da una parte e neri, meticci e indiani dall'altra. A causa di questa politica, voluta dai governi sudafricani, tutta la popolazione non bianca veniva costretta a vivere in uno stato di inferiorità e soggetta a umilianti proibizioni
L'Unione Sudafricana (futura Repubblica Sudafricana), dominio britannico dotato di un autogoverno, fu attraversata fin dalla sua nascita nel 1910 da tensioni sociali dovute alla presenza di una minoranza bianca che gestiva il potere politico ed economico, e di una maggioranza nera priva di diritti. A neri, meticci e asiatici venne subito impedito l'accesso agli impieghi qualificati e fu posta sotto severo controllo la loro presenza nelle aree urbane. I neri furono privati del diritto di voto e confinati a vivere in zone delimitate e controllate dalle forze dell'ordine.

PSICOLOGIA

IL COMPORTAMENTO MALVAGIO SECONDO MILIGRAM  Nel 1970 un team di ricercatori diretto dal professor Philip Zimbardo della Stanford Un...