lunedì 8 giugno 2020

PSICOLOGIA

IL COMPORTAMENTO MALVAGIO SECONDO MILIGRAM 


Nel 1970 un team di ricercatori diretto dal professor Philip Zimbardo della Stanford University realizzò un esperimento per studiare i comportamenti sociali. Zimbardo, per realizzare l’esperimento, si ispirò alla teoria di Gustave Le Bon sul comportamento sociale, detta deindividualizzazione, secondo la quale gli individui di un gruppo coeso, formando una folla, tendono a perdere la propria identità, la propria consapevolezza e il proprio senso di responsabilità, attuando meccanismi di anti socialità.
Zimbardo voleva scoprire se molte brutalità commesse dall’uomo fossero frutto dell’individuo o della situazione. Decise di indagare questo processo attraverso la realizzazione di un esperimento, dove fu riprodotto in modo fedele un ambiente in cui era possibile osservare al meglio i comportamenti individuali: il carcere.

L'esperimento

Gli sperimentatori selezionarono solo 24 soggetti maschi, retribuiti con 15 dollari al giorno, equilibrati e attratti il meno possibile da comportamenti sadici.
Furono assegnati casualmente al gruppo dei detenuti o a quello delle guardie. I prigionieri vennero fin da subito trattati come dei reali criminali, poiché furono arrestati nelle loro case, senza preavviso e portati alla stazione di polizia locale, dove furono prese le impronte digitali, fotografati e inseriti in un fascicolo. I prigionieri furono obbligati a indossare divise. Le guardie, invece, indossavano uniformi, un fischietto al collo, un distintivo ecc...
In breve tempo coloro che svolgevano il ruolo di guardie iniziarono ad adottare comportamenti aggressivi e brutali.  Anche i prigionieri assunsero il comportamento tipico del detenuto parlando esclusivamente di questioni carcerarie per gran parte del tempo.
In pochi giorni si ebbero forti ripercussioni psicologiche sui partecipanti, poiché in quella situazione carceraria le finte guardie divennero sadiche e maltrattanti e i finti prigionieri mostrarono evidenti segnali di stress e depressione. 

Zimbardo dimostrò così il processo di deindivisualizzazione, mostrando come l’individuo diventi semplice pedina all’interno di un gruppo o una folla, assumendo spesso comportamenti violenti e autoritari.

PSICOLOGIA

L'ESPERIMENTO DI MILIGRAM

Nel 1961 Stanley Milgram lavora alla Yale University e i suoi studi si focalizzano sul tema dell’obbedienza. Nella società in cui vive sembra essere indispensabile la presenza di un’autorità, dalla quale può sottrarsi solo chi vive in totale isolamento. La riflessione di Milgram parte dalla diffusione dell’ideologia nazista: nel 1933 sono stati uccisi 45 milioni di persone, per volontà di un solo uomo, i cui ordini venivano eseguiti in larga scala. 
L’obbedienza viene definita in questi anni come il meccanismo psicologico che collega l’azione individuale a uno scopo politico. La storia recente suggerisce che l’obbedienza può indurre le persone a mettere in atto determinati comportamenti, al di là delle convinzioni etiche, di sentimenti di vicinanza al prossimo o della condotta morale.

L'esperimento:

Vengono reclutati 40 uomini, dai 20 ai 50 anni, convinti di partecipare a uno studio su memoria e apprendimento, volto a indagare il ruolo della punizione. Una persona fingerà di essere l’insegnante e l’altro lo studente, che riceverà le sanzioni previste. Lo sperimentatore viene interpretato da un 31enne professore di biologia, mentre la vittima è un uomo di 47 anni, contabile, addestrato alla parte.
Ai 40 partecipanti viene detto che la sorte deciderà chi dovrà subire le punizioni: si trovano quindi ad uno ad uno in coppia con il complice contabile, che finge di essere un partecipante alla sperimentazione. Estraggono entrambi un bigliettino da un cappello, e tutti si ritrovano a fare la parte dell’insegnante, mentre il complice estrae sempre il ruolo della vittima. In entrambi i bigliettini era scritto “insegnante”.
In una stanza attigua, il contabile viene fatto posizionare su una finta sedia elettrica, legato al fine di evitare movimenti improvvisi durante le scosse. Infine, vengono posizionati gli elettrodi.
Analizzando la distribuzione degli atti di disobbedienza, Milgram nota che 5 soggetti si fermano al momento di dare una scossa di 300 volt, ovvero quando non ricevono più segnali dalla stanza in cui è la vittima. Altri si fermano leggermente dopo. 26 persone arrivano a somministrare scosse di 450 volt.

PSICOLOGIA

LA TEORIA DI ASCH



Secondo lo studioso Salomon Ash all'interno dei gruppi sociali non tutte le persone avrebbero la medesima probabilità di esercitare influenza: sono le opinioni maggioritarie quelle potenzialmente più influenti. Per dimostrare empiricamente tale idea, Ash ideò un esperimento che, come quello di Sherif, richiedeva un espressione di giudizio percettivo. Ai soggetti veniva mostrata una linea campione che doveva essere messa a confronto con altre 3 di diversa forma, differenziate con delle lettere (ABC). Uno solo di quei soggetti era però un “ingenua” cavia che sceglieva la linea che somigliava di più a quella campione. Gli altri, che erano dei collaboratori, sceglievano apposta una linea palesemente diversa.
Attraverso questo esperimento Ash denotò la tendenza dell’attore “ingenuo” a rivedere la sua risposta, evidenziando delle sviste e degli errori a cui non aveva fatto caso, modificando di fatto il suo giudizio e uniformandolo a quello degli altri. Per Ash, dunque, l’influenza non parrebbe frutto di una suggestione o di processi irrazionali, ma di un ragionamento che nelle situazioni di minoranza ci porta a valutare la posizione della maggioranza come corretta. Si tratta di un processo psicologico definito “influenza informativa” a cui se ne affianca un secondo detto “influenza normativa” che ci spinge a rispondere pubblicamente in modo coerente con le aspettative degli altri membri del gruppo col quale stiamo interagendo.


PSICOLOGIA

L'INFLUENZA SOCIALE 
che cos'è?

Quando si parla di influenza sociale si fa riferimento allo studio delle modalità secondo cui le opinioni e i comportamenti pubblici e privati degli individui sono influenzati da altri soggetti. L’influenza sociale è diventato ben presto un tema molto caldo per gli studiosi che si divisero principalmente in due scuole di pensiero. Il primo, il funzionalismo di matrice nordamericana, secondo cui  la possibilità di influenza è distribuita in maniera diseguale nella società. Essa infatti avverrebbe sempre dall'alto verso il basso, in maniera quasi esclusivamente eterodiretta da parte delle maggioranze. I detentori del potere in pratica possono influenzare gli altri individui proprio per via della coercizione che sono in grado di operare. Seguendo questa logica, dunque, è intuibile come l’idea dell’influenza sia tendenzialmente attribuibile al pensiero conservatore, cioè quell'insieme di idee e programmi che privilegiano mantenere l’ordine sociale e il controllo normativo attraverso processi di conformismo.
Il secondo pensiero, definito genetico, proponeva l’idea che tutti gli individui e i gruppi potessero esercitare influenza, anche le minoranze, ma a certe condizioni. Contrariamente a quanto si pensi, ciò che renderebbe possibile l’influenza non sono tanto la numerosità o il potere posseduto bensì il grado di coerenza ed efficacia del comportamento messo in atto per esercitarla. Lo scopo a cui tenderebbe l’influenza sociale delle minoranze non parrebbe dunque il mantenimento dello status quo ma il perpetuo cambiamento sociale.


PEDAGOGIA

LA DESCRIZIONE DI VICTOR 

Victor non era un bambino nel senso proprio del termine, perché aveva un corpo del tutto adulto e sviluppato, ma l’assenza di una educazione aveva prodotto in lui non solo abitudini e modi da animale, bensì anche sensi e fisiologia molto diversi da quelli umani. Per questi motivi la sua rieducazione iniziò proprio dall'esercizio elementare dei sensi: imparare ad avvertire le differenti qualità sensibili, a riconoscere i rumori, a distinguere le forme e i sapori. Attraverso questo nuovo esercizio delle sue facoltà sensoriali, e mediante l’esposizione a stimoli visivi, motori e comportamentali, Itard si proponeva, in seconda istanza, di riempire di idee e cognizioni la mente di Victor e avviarlo gradualmente all'uso dei segni istituzionali, in modo da far emergere in lui quei tratti dell’uomo civile che lo stato di natura, in cui aveva vissuto fino ad allora, gli aveva impedito di sviluppare.

Nonostante i risultati positivi conseguiti, tuttavia l’esperimento non riuscì come si prevedeva, in quanto Victor non avrebbe mai imparato a parlare e non sarebbe arrivato ad usare in modo libero e a padroneggiare appieno i segni istituzionali della lingua. Victor riuscì a pronunciare un solo suono articolato: la parola latte (lait); tuttavia il bambino ricorreva a tale espressione solo nel momento in cui aveva presente davanti a lui l’alimento, utilizzandola quindi solo come un’esclamazione, un segno naturale, cioè, del suo stato d’animo, e non come il segno che denota quell'oggetto. 


PEDAGOGIA

LA PSICOLOGIA SPECIALE - IL RAGAZZO SELVAGGIO DELL'AVEYRON
Il caso del ragazzo selvaggio dell’Aveyron riguarda un bambino di circa dodici anni ritrovato in Francia nel 1798 nei boschi, dopo essere vissuto molti anni in isolamento, nello stato più selvaggio e per questa ragione del tutto incapace di comunicare e relazionarsi a qualsiasi livello con i suoi simili. Questo ritrovamento suscitò il più vivo interesse tra i soci della Societé des observateurs de l’homme della quale facevano parte filosofi e i naturalisti come Degerando, Sicard, Pinel.  Contemporaneamente si sviluppò un acceso dibattito sulla Décade Philosophique – organo della cultura degli Idéologues – perché il ragazzo selvaggio era ai loro occhi un caso ideale per studiare le basi della natura umana, per stabilire che cosa caratterizza l’uomo e quale ruolo gioca la società nello sviluppo del linguaggio, dell’intelligenza e della morale. L’interesse per il ragazzo selvaggio testimonia anche la tendenza, che si era ormai radicata nella cultura tardoilluminista, a dedicare una particolare attenzione per l’infanzia dell’uomo e per il suo processo di crescita, che veniva opportunamente problematizzato.
Agli osservatori apparve subito evidente che l’ostacolo più grande per il recupero alla vita civile e per l’educazione del giovane era legato alla sua incapacità di comunicare, che, oltretutto, si era pensato in un primo momento fosse dovuta ad un deficit uditivo. Per questa ragione si decise di inserirlo nell’Institut pour les sourds et muets, fondato a Parigi.
Nell’istituto operava anche il giovane medico Jean-Marc-Gaspard Itard (1774-1838), che sarebbe diventato in seguito anche un importante specialista di malattie auricolari; a lui, che aveva dimostrato grande interesse per il suo caso, venne affidata la rieducazione del ragazzo. Itard riteneva che il giovane fosse costituzionalmente sano e che la sua grave forma di mutismo e il ritardo nello sviluppo psichico non fossero il sintomo di una patologia, ma solo il risultato del totale isolamento decisivi dell’apprendimento del linguaggio. Questa condizione faceva sì che il suo recupero potesse essere realizzato. Inoltre egli si rese conto che il bambino non era affatto sordo: se infatti risultava indifferente ai suoni della lingua, dimostrava però attenzione ad altri tipi di suoni, come il rumore prodotto dallo schiacciamento di una noce o dalla caduta di una pigna, suoni che egli riconosceva in quanto parte della sua esperienza. Una volta esposto ai suoni linguistici, il ragazzo iniziò, gradualmente ad essere sensibile anche ad essi e fu proprio grazie alla sua particolare sensibilità verso il suono delle lettere.

SOCIOLOGIA

La socializzazione primaria 

Il primo ambiente sociale che il bambino incontra è quello costituito dai suoi familiari. Genitori, fratelli, nonni e in generale tutti i parenti più prossimi, sono le persone con cui il bambino interagirà sin dai suoi primi giorni di vita. La famiglia è il sistema sociale in cui avviene il processo di socializzazione primaria.Come suggerisce la Teoria dell’apprendimento sociale il bambino apprende il funzionamento degli scambi sociali attraverso l’osservazione del modello proposto dai genitori ed in seguito trasferisce le modalità apprese in contesti diversi, per relazionarsi con gli altri. Gli scambi sociali di cui il bambino fa esperienza all'interno della famiglia, favoriscono la sua comprensione delle diverse tipologie di relazione. Attraverso l’interazione con l’adulto, caratterizzata da un’asimmetria dovuta principalmente dalla dipendenza del bambino verso chi si prende cura di lui, quest’ultimo impara a rapportarsi con l’autorità, apprende competenze comunicative, norme e regole che strutturano lo stare insieme. Inoltre, attraverso i rapporti con i fratelli, il bambino può invece fare esperienza di relazioni più paritarie, dotate di uno spazio più ampio di condivisione e di negoziazione.

La socializzazione secondaria

La socializzazione secondaria è un processo che origina da tutte quelle relazioni di cui il bambino fa esperienza a livello extra-familiare. L’inizio di tale processo è convenzionalmente segnato dall'ingresso nella scuola d’infanzia. Tale transizione comporta un allargamento notevole della rete relazionale in cui è inserito il bambino. Egli incontrerà altri tipi di autorità, rappresentate per esempio da insegnanti ed educatrici, e si inserirà all'interno di un gruppo di pari che gli permetterà di creare nuovi tipi di relazioni orizzontali, tra cui l’amicizia. Il sistema familiare influisce anche in modo più diretto nel processo di socializzazione secondaria del bambino. Per esempio intervenendo sulle scelte amicali che quest’ultimo compie o offrendogli la possibilità di partecipare a spazi sociali piuttosto che altri. A livello psicologico, le modalità relazionali interne al contesto familiare mantengono un’influenza indiretta sulle relazioni sociali dell’individuo per tutto il corso della vita.

SOCIOLOGIA

LA FORMAZIONE DELL' IDENTITA' PERSONALE 

In sociologia il concetto di identità riguarda il modo in cui l'individuo considera e costruisce se stesso come membro di determinati gruppi sociali: nazione, classe sociale, livello culturale, etnia, genere, professione, e così via; e, per l'altro, il modo in cui le norme di quei gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a sé stesso, agli altri, al gruppo a cui afferisce ed ai gruppi esterni intesi, percepiti e classificati come alterità.
La comprensione di sé rappresenta un individuo o un corpo sociale i quali sviluppano un' entità riconoscibile e separata. In quanto modello con il quale ci si rappresenta rispetto ad un ambiente, l’identità è il risultato di un processo che si forma in risposta a sollecitazioni sempre mutevoli. L’identità non ha un contenuto immutabile e definito in via permanente, ma si costruisce per stadi successivi come elaborazione storica che reagisce di fronte ad avvenimenti, situazioni, contesti. L’identità in questo senso è il costante tentativo di stabilire degli elementi di continuità in un flusso di cambiamento, in un movimento di continuo adattamento e riposizionamento.
Identità personale e identità sociale interagiscono tra loro: possiamo immaginarci il nostro Sé come una struttura, una rappresentazione mentale in cui le informazioni individuali concorrono alla formazione della nostra rappresentazione, mentre le informazioni di carattere sociale e culturale ne costituiscono gli aspetti più esterni.


SOCIOLOGIA

I MECCANISMI DELLA SOCIALIZZAZIONE

I meccanismi di socializzazione sono alla base del processo di socializzazione .
Sebbene uniti tra loro in un intreccio inscindibile, possiamo distinguere due principali tipologie di meccanismi :


  •  i meccanismi biologici: rientrano in questa categoria le predisposizioni innate ad apprendere, l'intelligenza, il linguaggio. Per esempio, le fasi di apprendimento del patrimonio genetico sembrano determinate da un meccanismo biologico di socializzazione uguale per tutti.
  • i meccanismi culturali: rientra in questa categoria tutto ciò che viene appreso attraverso l'interazione sociale e il rapporto con gli altri. Per esempio, le ricompense e le punizioni dei genitori, l'imitazione e l'identificazione del bambino.


I processi di socializzazione portano l'individuo alla formazione di una identità sociale, che è strettamente collegata alla formazione e alla strutturazione di una identità personale.
Mead fu uno psicologo e sociologo statunitense e basò i suoi studi e le sue ricerche principalmente sul bambino e sui giochi.
Afferma infatti dell'esistenza di tre diverse fasi.
La prima, "l'altro generalizzato" tratta l'imitazione del bambino nei confronti dei suoi cari.
Nella seconda fase invece "altri significativi" studia il cosiddetto gioco libero, ovvero quello senza regole.
La terza e ultima fase infine, "gioco organizzato" studia e osserva le regole appartenenti ai vari giochi e spiega che sono utili in quanto il bambino impara a riconoscere i valori

SOCIOLOGIA

LA SOCIALIZZAZIONE 

Per 'socializzazione' si intende il complesso processo attraverso il quale l'individuo diventa un essere sociale, integrandosi in un gruppo sociale o in una comunità. Tale concetto sottolinea come lo sviluppo della personalità non sia determinato univocamente né da  attori  genetici né da fattori ambientali, bensì dall'interscambio dinamico e contingente tra individuo e ambiente.
La socializzazione riflette il contesto sociale dello sviluppo dell'individuo e il rapporto dinamico tra individuo e società. In termini generali, essa può essere definita come trasformazione dell'essere biologico in un essere sociale caratterizzato da uno specifico modello culturale di percezione della realtà. La socializzazione comporta l'integrazione o l'adattamento degli individui in varie strutture e relazioni sociali, rappresentate dalla classe, dalla famiglia, dai reticoli, dalla scuola e dall'ambiente di lavoro. In sociologia il concetto di socializzazione viene usato per indicare il trasferimento intergenerazionale di valori culturali, sistemi simbolici e norme sociali. Questa prospettiva mette in risalto la continuità dei sistemi sociali che dovrebbe essere garantita dalla socializzazione del bambino e dell'adolescente in conformità alle norme e ai valori dominanti. In psicologia, lo stesso concetto viene usato per indicare i processi di sviluppo della personalità in diversi contesti storici e sociali, e in particolare nell'interazione con la famiglia. La socializzazione viene anche connessa ai problemi dell'insegnamento e all'apprendimento.


domenica 17 maggio 2020

COMPITI PSICOLOGIA

DOMANDE PAGINA 208

1
Quando analizziamo una società multiculturale, staimo prendendo in considerazione anche di un luogo di non-incontri, ovvero uno spazio fisico popolato da individui differenti incapaci di generare scambi umani e condivisione di esperienze. Talvolta varie incomprensioni e impossibilità di comunicazione sono dovute alle appartenenze culturali differenti, generatrici di conflitti e reazioni ostili.

2
Con strategia antropoemica viene definita una strategia di evitamento. Essa prevede l'evitamento del contatto visivo. Questa strategia di evitamento si di distingue da quella antropofagica poichè se la strategia ematica mira a escludere, identificando lo straniero come l'Altro con il quale non si vogliono avere contatti, con quella fagica si tende a includerlo, a inglobarlo fino a privarlo della sua stessa forza. 

3
Secondo Baudrillard l'Altro è più oggetto di produzione che di passione, esso infatti, se tendente all'allontanamento sarà procreatore dell'indifferenza. Un sentimento che invece potrà esprimersi in atto di comportamenti opposti è il razzismo. 

4
Secondo Zampierini gli elementi che favoriscono un comportamento prosociale devono svilupparsi dall'origine di un comportamento empatico, ovvero un comportamento il quale prevede di entrare in sintonia con gli altri. 
Zampierini esamina determinati elementi : i limiti della socializzazione, la forza delle emozioni e debolezza della congiunzione, l'assenza di scelta e infine la prospettiva sè-altro.

5
Il linguaggio, nella società moderna, gioca un ruolo rilevante. Esso viene definito come lo spazio di comune costruzione della realtà, come gioco in cui le parti non sono in lotta per imporre il proprio punto di vista ma per comprendersi e trasformarsi insieme sulla base di ciò che li accomuna e aiuta a riconoscersi come parti di un'unica collettività.










 

sabato 9 maggio 2020

COMPITI DI PSICOLOGIA

DOMANDE PAGINA 204

1
Zimbardo evidenzia un processo di deindividuazione per cui l'individuo si spoglia delle sue identità e la sua condotta non è più dettata da norme interne, ma da norme situazionali. Tale processo permette ai centri emozionali del cervello di dare libero sfogo al impulsi lipidici e quelli aggressivi. I comportamenti legati a tali impulsi sono favoriti dal processo della deumanizzazione, che porta a considerare una certa categoria di individui come non appartenente alla sfera umana.

2
La Shoah è analizzata dallo sociologo come un insieme dei meccanismi di interazione e di influenza sociale i quali permettono il raggiungimento di finalità economiche e politiche. Un elemento analizzato è l'esclusione morale: attraverso la propaganda gli ebrei furono denigrati  e considerati come responsabili dei mali della società tedesca. Prima di essere uccisi infatti venivano degradati e deumanizzati. 

3
All'interno dell'opera "Studi sull'autorità e la famiglia" Erich Fromm mette in luce il ruolo della famiglia analizzandolo come un veicolo dell'autorità sociale. Secondo lo sociologo alla base del consenso al totalitarismo viene posta una formazione psicologica che egli chiama carattere autoritario,  caratterizzata da componenti sadomasochiste. 

4
Nella teoria sull'esercizio del potere di Agamben i soggetti deportati nei campi di sterminio erano considerate "nude vite" in quanto soggetti singoli totalmente esclusi dalla comunità. Essi infatti erano individui senza diritti politici e possesso della propria vita.

venerdì 1 maggio 2020

COMPITI PSICOLOGIA

DOMANDE PAGINA 199

1
I risultati delle ricerche di Asch ha dimostrano fino a che punto le persone siano sensibili alle influenze sociali: esse possono essere portate a dubitare di ciò che vedono e percepiscono se altri vicino a loro sostengono una posizione diversa.

2
Asch ha individuato alcuni fattori che incidono sul grado di conformità al gruppo: la dimensione del gruppo, raggiunta quando il gruppo è composto da almeno tre persone, l'interazione futura, l'ambiguità dello stimolo, secondo la quale sei giudizi sono ambigui la tendenza a conformarsi aumenterà e infine l'attrazione verso il gruppo,  secondo la quale se il soggetto vuole a far parte del gruppo tenderà ad uniformarsi maggiormente. 

3
Il conformismo delle idee è dettato dall'influenza dell'informazione (conformismo informazionale) e delle norme (conformismo normativo). A volte le persone sono influenzate dall'informazione ottenute dagli altri, in altre circostanze sono maggiormente influenzate dalle norme. Vi sono variabili fattori che incidono sulla tendenza al conformismo tra cui rinforzo e lo status sociale. 

4
Milgram ha mostrato che una persona normale può arrivare a commettere azioni crudeli sulla spinta dell'influenza del contesto sociale. Il soggetto mette in atto una serie di meccanismi di adattamento per affrontare il conflitto tra la spinta all'obbedienza e quella la ribellione. Infatti questo è il meccanismo psichico centrale ovvero quando il soggetti tendono a delegare ad altri la responsabilità delle loro azioni, attribuendola alla autorità.

domenica 26 aprile 2020

COMPITI DI PSICOLOGIA

DOMANDE PAGINA 192

1
Gli effetti più dannosi e dolorosi per il soggetto che ha subito violenza sono l'atroce condizioni di dover mantenere il segreto, spesso ottenuto attraverso minacce e ricatti, e la distorsione del rapporto con l'adulto che esercita l'abuso fisico, che lo maschera e mistifica agli occhi del minore come atto di "affetto" e "protezione".

2
I bambini possono vivere in condizioni di disagio e malessere altamente distruttive all'interno della cosiddetta famiglia maltrattante, intesa come luogo in cui si attuano non solo violenze fisiche, ma anche psicologiche, o dove si creano situazioni di trascuratezza e abbandono nei confronti del bambino stesso: detto in altri termini, dove si annida la più scura minaccia psicologica per il minore, l'indifferenza.

3
Più complesso invece individuare le situazioni di maltrattamento psicologico o di incuria affettiva: in questi casi solo un'attenta osservazione del soggetto e delle sue difficoltà relazionali può essere rivelatrice degli ambiti familiari distruttivi in cui il minore vive. Gli esiti psicologici del maltrattamento dell'incuria sono frequenti , Ma non necessariamente si evidenziano subito. Alcune conseguenze della violenza psicologica possono essere l'aggressività, la depressione, o difficoltà dell'inserimento scolastico.

4
La psicoterapia familiare prevede incontri tra uno o più psicoterapeuti e l'intera famiglia: attraverso una serie di tecniche specifiche si aiuta l'intero nucleo familiare a rileggere la propria storia evolutiva e a evidenziarne i nodi problematici, nel tentativo di superarli. La psicologia che si occupa delle famiglie si basa su alcune tesi fondamentali: la famiglia è un sistema interattivo; ogni comportamento individuale viene letto e interpretato come funzione della relazione tra i componenti del nucleo familiare; il sintomo è un'espressione di organizzazione disfunzionale.

5
Gregory Bateson A cui si devono importanti studi sulla schizofrenia, chiama doppio legame un tipo di interazione in cui uno dei due interlocutori è esposto a messaggi contraddittori da parte dell'altro. Ciò genera effetti sul comportamento della persona, compromettendone l'equilibrio.

COMPITI DI PSICOLOGIA

DOMANDE PAGINA 188

1
Alcuni studi sociologici mettono in luce che l'emancipazione femminile e la crescita di autonomia delle donne sono elementi fortemente correlati all'aumento di separazione divorzi.

2
L'idea principale del processo di mediazione familiare è che è una terza persona, componente e neutrale, il mediatore appunto, posso aiutare le famiglie ad affrontare una separazione. L'obiettivo del mediatore consiste nel prevenire il più possibile conflitti e di sentimenti, e nelle illudere a frequenti guerre giudiziarie.
Oggi la famiglia può contare sulle forme di sostegno fornite dalle reti sociali, ovvero dei gruppi di persone che si rendono disponibili a dare aiuto psicologico, consigli o collaborazioni attive in modo regolare e informale.

3
Il conflitto riveste una funzione fondamentale per lo sviluppo individuale, poiché innesca processi cognitivi ed evolutivi. Anche all'interno della famiglia il conflitto non deve essere visto necessariamente come un aspetto negativo, ma piuttosto come un elemento fisiologico, che nasce dall'interazione tra i diversi membri che presentano caratteristiche, esigenze, idee, obiettivi differenti.

4
Le famiglie possono essere inquadrate a seconda della posizione che occupano su due variabili: il grado di coesione familiare e il grado di adattamento alle situazioni e alle vicende all'interno e al di fuori della famiglia. Si sviluppano così le famiglie bilanciate, le famiglie con difficoltà di conduzione familiare, le famiglie poco organizzate e infine le famiglie gravemente disfunzionali.

5
Le famiglie poco organizzate non riescono a fornire ai loro componenti sicurezza e appoggio, con conseguenze negative soprattutto per i bambini. Sull'asse della coesione invece le famiglie i cui componenti tra loro molto differenziati, hanno legami affettivi relativamente precari sono collocate a un estremo (minima coesione familiare); in nuclei familiari di questo tipo, nei momenti più difficili tendono a ricorrere a soluzioni autonome.

COMPITI DI PSICOLOGIA

DOMANDE PAGINA 182

1
Il processo di crescita dei bambini si compie attraverso il susseguirsi di varie tappe educative che, per la loro natura, espongono spesso la famiglia e i suoi componenti a momenti critici. Tali momenti sono detti normativi, in quanto ritenuti fisiologici e necessari per lo sviluppo stesso.

2
Le tappe principali del ciclo evolutivo familiare sono le seguenti: la costruzione da parte di due persone di un'identità di coppia, con la decisione di convivere, spesso suggellata da un matrimonio; l'attesa e poi la nascita dei figli con l'assunzione di responsabilità parentali, l'infanzia e l'adolescenza dei figli; l'invecchiamento dei genitori e la necessità di sostenerli progressivamente affrontando insieme la malattia e la morte; e cercare di accrescere l'autonomia dei propri figli.

3
Il matrimonio rappresenta il contratto sociale attraverso cui una coppia diventa visibile e tutela i propri diritti e doveri. Tale vincolo viene oggi messo in discussione dalla diffusione di un fenomeno molto rilevante e controverso sia dal punto di vista politico sia giuridico: le coppie di fatto, ovvero le unioni caratterizzate dalla scelta della sola convivenza.

4
Con l'arrivo del primo figlio marito e moglie affrontano uno ulteriore, sostanziale cambiamento, cominciando a sperimentare la propria capacità di gestire la nuova micro organizzazione sociale per i bisogno del nuovo arrivato.
Può succedere, che uno o entrambi i partner, si dimostrino incapaci di sostenere il peso della nuova responsabilità, mettendo in atto modalità di fuga tipicamente adolescenziali. In alcuni casi può insorgere una sofferenza psichica peculiare della madre: la depressione post partum, ovvero una condizione depressiva profonda nelle settimane successive alla nascita del figlio.

sabato 25 aprile 2020

PEDAGOGIA

IMMANUEL KANT
I primi interessi kantiani sono di interesse fisico-naturalistico. Dai primi anni sessanta diventa sempre più evidente la sua attenzione verso la metafisica e la filosofia morale, coronata nel 1770 con il conseguimento dell’ordinariato di logica e metafisica.
Negli anni settanta inizierà a tenere anche corsi di pedagogia, obbligatori per i docenti del sistema accademico prussiano.

L’ultimo decennio di insegnamento è segnato dalla censura per l’opera “la religione entro i limiti della semplice ragione” e dalla diffusione dell’Idealismo derivato dalle sue dottrine che Kant combatte inutilmente come fraintendimento del proprio pensiero.
In seguito lascia l’insegnamento e continua a scrivere e pubblicare, ma la sua mente si offusca. Tra il 1800 e l’anno della sua morte, il 1804, perde la vista, la lucidità e la memoria. Viene assistito dai suoi allievi e viene pubblicato la “pedagogia” nel 1803.


LA PEDAGOGIA DI KANT

La “pedagogia” si organizza in suddivisioni come guida alla lettura del pensiero kantiano: l’Introduzione, dedicata ai problemi di pedagogia generale; l’Educazione fisica o naturale, che comprende la dimensione strettamente fisica ma anche quella intellettuale; Educazione pratica o morale, riferita alla abilità, alla sagacia e alla moralità in senso stretto.
Nell’introduzione Kant indica nell’educazione un esigenza primaria dell’uomo: egli diviene ciò che l’educazione lo fa. È un cammino che prosegue di generazione in generazione fino al compimento ideale della realizzazione piena dell’umanità. L’educazione provvede a questo con lo sviluppo delle potenzialità umane e l’aggiunta di nuove conoscenze.
Kant individua nella natura dell’uomo un’animalità istintuale che deve essere disciplinata dall’esterno per poi sottomettersi alla ragione.
La disciplina ha il compito negativo di sottomettere gli istinti, mentre l’istruzione ha il compito positivo di insegnare a pensare e raggiungere i propri scopi. La formazione pratica provvede allo sviluppo dell’accortezza e della moralità.


PEDAGOGIA

L'EDUCAZIONE COME DIRITTO: il progetto Filangeri

Pensatore (Napoli 1752-Vico Equense 1788). 
 Discendente da antica e nobile famiglia, lasciò (1769) la carriera militare e conseguì la laurea in legge. Dal 1777 fu gentiluomo di camera di Ferdinando IV e ufficiale di marina fino al 1783, quando si ritirò a Cava dei Tirreni per attendere alla sua opera fondamentale, la Scienza della legislazione edita nel 1780 ma già abbozzata dal 1775 ca. L'opera è animata dall'intento di formulare un quadro di leggi assolute atte a garantire la perfetta convivenza sociale, pur nel riconoscimento che il diverso stato delle nazioni esige un loro continuo riadattamento e specificazione. Particolarmente interessante è il IV libro dedicato alla legislazione scolastica e alla pedagogia. Motivo fondamentale è che il progresso del popolo è legato alla diffusione dell'istruzione, assunta come fondamento della virtù e felicità dei popoli. L'istruzione doveva però essere impartita in modo differenziato secondo le diverse classi sociali: a questo proposito, Filangieri giunse a proporre l'istituzione di una “cassa di educazione” per favorire gli studi di coloro che, pur appartenendo alle classi povere, dimostrassero ingegno. In politica economica propugnò l'abolizione dei privilegi feudali ed ecclesiastici per combattere il pauperismo. Indicò come fonti di ricchezza l'agricoltura, le arti e il commercio.

LA RIFORMA

  • Secondo l'autore, tutti dovevano possedere un'educazione: era duanque a favore dell'introduzione della scuola pubblica. Ognuno aveva il diritto di ricevere un'educazione quanto meno basilare e se poi si fosse trovato nelle condizioni adatte dal punto di vista economico avrebbe potuto accedere ad un gradino più elevato. Ma la prima forma di educazione doveva essere accessibile ed obblicatoria a tutti. Poneva però una distinzionie tra ricchi e poveri, anche nel contesto elementare, in quanto nella sua ottica era più realista: dopotutto era così anche sul piano politico, e ricordiamo come politica ed istruzione erano legate nella sua ottica. I più ricchi andavano a scuola in collegi privati, mentre i più poveri nelle scuole diurne a carico dello Stato.  
Una volta adempito all'obbligo scolastico, si passava all'educazione dei costumi, poiché era convinto che solo con la trasformazione complessiva della moralità pubblica avrebbe potuto nascere una nuova idea di cittadinanza. L'importanza di questo passaggio non era attribuita alla religione ma alle leggi. Per chi lo desiderasse, c'era infine l'istruzione pubblica, che comprendeva le università, le accademie delle belle arti e la stampa, per favorire la nascita di scoperte scientifiche e la loro divulgazione

PEDAGOGIA

IL DIBATTITO SULL'ISTITUZIONE POPOLARE NELL'EUROPA DEL DICIOTTESIMO SECOLO

Il secolo del Settecento, durante il quale si sviluppò il fenomeno dell'illuminismo, ebbe un ruolo fondamentale per la diffusione dell'istruzione pubblica grazie alla nuova concezione di ragione, strumento cognitivoe fondamenta del principio illuminista.
Nonostante la generazione di nuovi ideali, alla mentalità comune era ancora radicata l'idea che fosse pericolosa  diffondere l'istruzione incondizionatamente: si temeva infatti che potessero essere eliminate tutte le professioni agricole, che di fatto mandavano avanti l'economia. Per questo motivo, la diffusione dell'istruzione pubblica fu attuata con estrema cautela. Per portare questo preconcetto fu utile l'intervento di filosofi come Diderot e Montesquieu. Più specificatamente Diderot, ad esempio, sosteneva che la diffusione dell'istruzione sarebbe andata a sfavorire il settore agricolo: un contadino istruito è meno facilmente opprimibile da altri e la sua professione è da svolgersi in massima tranquillità. Ancora, Montesquieu trovava il popolo istruito incontrollabile, e in quanto tale assolutamente negativo: l'istruzione deve essere limitata.  Erano invece gli economisti come Adam Smith a cercare di diffondere l'istruzione pubblica: nel suo libro famosissimo la ricchezza delle nazioni, afferma come se le nazioni volessero far crescere la loro economia era necessario che i giovani venissero istruiti.


martedì 21 aprile 2020

COMPITI DI SOCIOLOGIA

ANALISI DEL TESTO

Gli stadi ell'istituzionalizzazione del potere 

-Il processo di istituzionalizzazione fa sì che il potere:
c) non coincida più con una singola persona ma con una funzione sociale

Dalla devianza individuale alla devianza organizzata

1) Il significato implicito della parola "criminale" si differenzia dalla sua definizione quando:
a) disegna tutti gli aspetti di una persona, non solo quello che si è manifestato effettivamente "criminale"

2) Un individuo deviante in qualche suo aspetto lo diventerà facilmente in tutti gli altri perchè:
b) le etichtte degli altri lo emargineranno e gli impediscono comportamenti non devianti.

3) qual è il naturale esito della vita di un individuo etichettato come deviante?
a) entrare a fare parte di un gruppo deviante organizzato

PSICOLOGIA

IL COMPORTAMENTO MALVAGIO SECONDO MILIGRAM  Nel 1970 un team di ricercatori diretto dal professor Philip Zimbardo della Stanford Un...